Cammino Materano

Cammino Materano

8 marzo 2022. Bari, ci siamo!
Da qui parte il Cammino Materano, cammino inaugurale di questo mio progetto. La Via Peuceta mi farà arrivare a Matera.
Perché proprio Matera? Perché questa città porta in sé un importante senso di rinascita e di riscatto: in 70 anni si è trasformata da “vergogna nazionale” – come disse Palmiro Togliatti nel 1948, per chi volesse approfondire suggerisco il racconto-denuncia di Carlo Levi, “Cristo si è fermato a Eboli” – a capitale europea della cultura nel 2019.
Ecco spiegato il motivo per cui questa città può metaforicamente rappresentare chi si deve rimettere in gioco e lo fa attraverso un gesto tanto arcaico quanto naturale: camminare verso il proprio futuro, un futuro sostenibile e di riscoperta del valore intrinseco nei territori.
Ma ora vi do qualche numero. Saranno 7 tappe, 7 mattine di cammino che dagli orizzonti infiniti del mare Adriatico mi porteranno agli orizzonti infiniti dell’altopiano delle Murge. Di mattina camminerò in mezzo a ulivi, mandorli, vigneti e muretti a secco, il pomeriggio lavorerò in smartworking e la sera scoprirò il gusto dei piatti tipici nelle masserie. 168 km totali che si percorrono in 7 giorni di facile camminata, fattibile in qualsiasi stagione. Nel dettaglio le tappe sono di 17, 25, 22, 27, 20, 28, 29 km.

9 marzo 2022. Piccolo riassunto delle prime ore del progetto, tappa Bari – Bitetto.
Istantanee da Bari e dal Cammino Materano. Scorci, emozioni, nuovi ricordi.
Questa mattina ho caricato sulle spalle il mio zaino.
Che cosa non può mai mancare per uno Smart Walker? Quel poco che serve a difendersi dagli ultimi capricci del generale inverno.
Che cosa non può mai mancare per uno Smart Worker? Uno smartphone e un portatile.
Ho voltato le spalle a un mare scuro, che dai Balcani portava freddo e tempesta, e mi sono addentrato nel dedalo di viuzze che formano la città vecchia di Bari.
La Basilica che custodisce le reliquie di San Nicola si erge imponente con il suo stile romanico.
Lo sapevate che questo santo è venerato sia nel mondo cattolico che ortodosso? Specialmente in Russia.

Quando arriva il momento di uscire dalla città faccio sempre un po’ fatica. Non è il mio primo cammino ed è sempre stato cosi: arrivi ed uscite dai grandi centri urbani sono la parte meno affascinante dell’esperienza. Ma servono a ricordare un modello di sviluppo che va assolutamente ripensato. La periferia che si attraversa dopo il ponte Adriatico, opera ingegneristica di indubbio fascino, riassume il peggio: spazzatura, degrado, centri commerciali e prostituzione.
Gli ultimi km prima di Bitetto sono finalmente nel verde. Si cammina tra interminabili campi di ulivi fino ad arrivare a Bitetto, preannunciata dalla cupola della Cattedrale di San Michele Arcangelo, monumento principale del paese ed esempio di romanico pugliese.
Qui trovo ad accogliermi Ester, considerata a ragione uno degli angeli della Via Peuceta. La targa fissata sulla porta di casa “Aqui vive una peregrina” ricorda i suoi cammini spagnoli.
Casa Ester è aperta a tutti: accoglienza di pellegrini per pellegrini, è un vero e proprio punto di riferimento la cui corte, ubicata in pieno centro storico, è sempre animata da storie di viaggiatori.

Ester è la referente a Bitetto. Dopo un cammino di Santiago ha lasciato il lavoro in città e si è trasferita qui. La targa fissata sulla porta di Casa Ester – ubicata in pieno centro storico – “Aqui vive una peregrina” indica che si trova un’accoglienza pellegrina per pellegrini. Ama il suo territorio ed è riuscita a farmi vivere il paese attraverso la storia i suoi abitanti e il Santuario.
Nella stessa piccola corte di casa Ester vive la signora Domenica. La troviamo seduta al tavolo sotto il quale un braciere le scalda i piedi. Come usava un tempo. Mentre nel focolaio ha lasciato a cuocere i fagioli dentro un vaso di terracotta, con il coltello arrotonda piccoli pezzi di un lungo filone di pasta: mi spiega che un chilo di orecchiette si fanno in mezz’ora; cinque chili in quattro ore e mezzo. E quando le domando quanto tempo ci vuole a mangiarle, le si illuminano gli occhi e risponde, ridendo di gusto, un minuto. Le cose buone durano poco e ci vuole tanto tempo per ottenerle. E snocciola ricordi e perle di vita, indicando 6 foto scolorite appese alla sue spalle: a scuola, prima comunione, fidanzata, sposata, sei figli, quattro aborti, 15 pro nipoti, bis bis nonna. E giù una risata.


Mino invece è un artigiano presepista. La sua specialità è che ricicla tutto. La sua è una passione che nasce da bambino, mi spiega. E con orgoglio prende un lampioncino da comodino e mi elenca cosa ha riutilizzato: una fialetta di punture, un bottone, una lampadina e un trasformatore; con i tappi ha riprodotto la chiesa più antica di Bitetto. La sua ultima creazione è un presepe ricavato dentro una vecchia botte. “Non ci sono progetti nei miei lavori, riciclo quello che mi capita. Quando non lavoro, tutti i giorni sono qui in bottega dalla mattina alla sera, starei anche la notte”.


Lasciamo Mino e ci dirigiamo verso il Santuario del Beato Giacomo all’interno della quale è ospitato il corpo; corpo che è considerato il suo miracolo più importante, dal momento che fu riesumato incorrotto nel 1505 e, nello stesso stato di conservazione, è tutt’oggi esposto alla venerazione dei fedeli. Fedeli in processione numerosa nonostante sia mercoledì.

10 marzo 2022. Tappa Bitetto – Cassano delle Murge
Punto di partenza: la suggestiva cattedrale romanica dedicata a San Michele Arcangelo.
Il cammino prende il via da un capolavoro storico ed architettonico, ma ad un certo punto il panorama cambia, evolve, e si scivola lentamente in una lussureggiante foresta di ulivi – una caratteristica unica di Bari e dei suoi immediati dintorni.
Gli ulivi pugliesi sono veri e propri monumenti naturali: i loro rami raccolgono storie e segreti secolari, per non dire millenari. Mandorleti e vigneti si danno qua e là il cambio con masserie e trulli, altra particolarità davvero unica di questa regione.


Il percorso è stato dunque caratterizzato da un potente mix di elementi naturali e umani – come spesso accade durante molti cammini.
Due momenti particolarmente memorabili? La maestosità dell’altopiano della Murge (con il suo gradone roccioso che, fiero, riempie l’orizzonte sul finire della tappa) e il Santuario di Santa Maria degli Angeli – visita assolutamente consigliata, subito prima di fare ingresso a Cassano delle Murge.
Partenza: h 7.30.
Arrivo: h 12.30 circa.
5 ore di cammino in totale.

Paolo scende la scala a chiocciola che collega la sua abitazione al Ca’felice B&B Familiare dove mi ospita. Fa capolino con i suoi occhi vispi dietro gli occhiali tondi e mi invita a bere una birra.
Sto lavorando ininterrottamente dalle 13 e non mi sono accorto che sono quasi le 20. Paolo e Scout, dolcissimo cane della famiglia che mi ospita, mi accompagnano per il centro storico di Cassano delle Murge, uno di quelle migliaia di borghi di cui lo stivale è costellato.
La destinazione finale è il Pecora Nera Country Pub, che da oltre 30 anni fa della ricerca di birra di qualità un vero e proprio credo di vita – a dimostrazione di ciò, i 20 erogatori che spiccano sul bancone.
Ci sediamo al tavolino e Paolo comincia a raccontare. Sono questi i momenti della giornata che amo di più. Quando una persona sciorina tutte le sue conoscenze sulla storia del territorio in cui vive ed è cresciuto. Dalle origini romane di Cassano all’ospitalità degli autoctoni figli di molte culture, passando per l’economia del rame e dell’ulivo, arriviamo all’uomo di Altamura. Paolo mi fa scoprire il sentiero dei dinosauri e mi spiega il fenomeno del brigantaggio.
Crocco, Senzafegato, Sergente Leone, Ciccilla: nomi evocativi di un sud Italia che amaramente ha combattuto contro l’invasione piemontese. “Arrivano i piemontesi” da queste parti è peggio di dire “mamma li turchi”.
Paolo si fa serio di colpo: adesso finalmente si legge la storia dalla parte dei vinti e non dei vincitori. Da queste parti è forte il senso di aver subito una guerra di conquista che sostanzialmente ha portato ad un impoverimento intellettuale, sociale, economico. Paolo, poi, torna sorridente e mi spiega la leggenda di Sant’Euligio, figura fantastica nata da un gioco colto che ha mescolato in chiave ironica i mirabolanti dettagli dell’agiografia tradizionale.

11 marzo 2022. Tappa Cassano delle Murge – Santeremo in Colle
Dopo l’uscita dal centro storico la tappa si svolge prevalentemente all’interno del Bosco di Mesola: roverella, leccio, fustaie di Pino d’Aleppo e arbusti tipici della macchia mediterranea come lentisco, ginestra, corbezzolo, mirto, biancospino. Lungo il cammino si susseguono tutti gli scenari tipici del paesaggio murgiano: creste rocciose, cavità carsiche, doline, campi di grano e pascoli. Un continuo intreccio tra natura e manufatti umani secolari. A 6 km chilometri da Santeramo ho la fortuna di scambiare due chiacchiere con il proprietario del B&B Arome: è un giovane ragazzo locale il cui intento è quello di ritrovare il giusto connubio tra benessere e rispetto per la natura, allontanandosi dal caos della città per tornare ad apprezzare l’essenza della sua terra.


Nella Pineta Galietti lascio un pensiero – indovinate voi cosa! – sull’albero dei pensieri e giunto a Santeramo sono ospitato in uno degli splendidi appartamenti di Vicolo 9.
Partenza 7.30
Arrivo 12.30
22 km percorsi

12 marzo. Tappa Santeramo in Colle – Altamura
Attraverso una serie di contrade lascio Santeramo verso l’Alta Murgia, una vera e propria steppa. E come tutte le steppe l’escursione termica la caratterizza. Se di giorno al sole le temperatura sono piacevolmente sopra i 15 gradi, la notte si scende sotto zero.
In una delle tante masserie una scena mi riporta bambino. Sorprendo, disposti in cerchi, a guardarsi da vicino un cane, una volpe e due gatti. Al mio arrivo l’animale selvatico scappa veloce, il cane continua ad abbaiare e i due gatti restano impassibili, come sempre.


A metà mattina e tappa il guardiano della Masseria Scalera – Frida, un cane d’oro di colore e carattere – mi attende saltellante accanto al palo dei pellegrini. Le frecce indicano tutte le destinazioni dei cammini europei ma Frida mi invita a seguire la sua destinazione, il cortile della masseria, come farebbe il miglior padrone di casa.
Qui incontro Vito e Maria Antonietta Scalera, padre e figlia che portano avanti l’azienda e con orgoglio mi mostrano la loro ricchezza: bovini, pecore, capre, suini, pony e diversi animali di bassa corte. A Maria Antonietta suggerisco di scaricare WeWard perché ogni giorno porta al pascolo il bestiame nei terreni limitrofi, camminando almeno 4 ore al giorno. Non posso esimermi dall’assaggio dei loro formaggi: nodini di mucca, ricotta mista mucca, capra e pecora, una scamorza di mucca con semi di finocchio, pecorino e scamorza con peperoncino accompagnati dal pane di Altamura!


A malincuore saluto e proseguo. Per alcune centinaia di metri cammino lungo l’antica carraia medievale e poi entro in Altamura non prima di aver attraversato una periferia dove, ahimè, i rifiuti abbondano.
Mi riprendo presto. L’arrivo nella piazza della Cattedrale di Santa Maria Assunta è di quelli da lasciare senza fiato.
La notte la passo a Casa Xenia, ostello voluto da Giovanni e Anna dopo i loro pellegrinaggi a Santiago: dal terrazzino a tasca mi godo i tetti della città vecchia.

13 marzo. Tappa Altamura – Gravina in Puglia

Mi sveglio all’ultimo piano del palazzo di Casa Xenia e dalla mia finestra vedo l’alba illuminare la maestosa cattedrale di Santa Maria Assunta. E’ ora di partire. Attraverso nel silenzio della domenica mattina l’incantevole centro storico di Altamura. È costituito da un dedalo di stretti vicoli e piccole piazzette denominate “claustri” all’interno del quale si percepisce costantemente il piacevole profumo del pane cotto in antichi forni di pietra: è il famoso pane di Altamura, realizzato con semola di grano duro dell’Alta Murgia, e rinomato fin dal Medioevo.


Mi immergo nella Murgia; oggi è un gatto, incrociato nelle pressi di Casalia, un’ex masseria, a impormi una fermata. Mi tiene compagnia fino all’arrivo di Peppino Tota che da qualche anno gestisce questo punto di ristoro. Basta una semplice domanda per farlo partire nel racconto e alla fine quella che doveva essere una piccola pausa diventa un’ora e mezzo di aneddoti. E tra un aneddoto e l’altro mi fa assaggiare con orgoglio le bontà del suo orto tra cui una indimenticabile cicoriella con olio, pomodori secchi e melanzane. Peppino, che in questo luogo passa il suo tempo da pensionato, produce anche un ottimo vino naturale nonché il Padre Peppe, nocino con il quale brindiamo e ci salutiamo.

Proseguo in un paesaggio che si estende a perdita d’occhio su vaste distese coltivate fino a giungere a Gravina in Puglia attraverso una piccola macchia di bosco e una strada lastricata che conduce alle porte della città.

Qui trovo accoglienza nello splendido Duca Orsini. Leonardo Picciallo, proprietario e referente di tappa, mi spiega come per centinaia di anni gli abitanti hanno scavato per costruire questa città: ogni metro in altezza verso l’alto corrisponde a un metro scavato sottoterra. E a conferma mi conduce sotto la mia camera attraverso un scala di pietra. Il reticolo sotterraneo che si snoda dei meandri cittadini è un patrimonio raro se non unico nel suo genere.
E per cena? Mi gusto le tipiche orecchiette nella splendida cornice delle 13 volte in compagnia di Elisa e Claudia, due toscane alla scoperta della Puglia.

14 marzo. Sono stati giorni e chilometri, questi, costellati di tante conoscenze.
Incontri che hanno lasciato il loro piccolo grande segno e ricordi che conserverò dentro di me per sempre.
Alla Masseria La Fiorita ho conosciuto un’altra persona splendida: Marialaura. Nel 2015 ha lasciato il suo lavoro (a Livorno!) per tornare a casa, la masseria che fu del nonno Vito e del padre Giuseppe. E ha portato avanti la produzione a ciclo chiuso e strettamente stagionale senza uso di sostanze chimiche.


15 marzo. Masseria La Fiorita – Matera

Ho percorso l’ultima tappa prevista del Cammino Materano, camminando nell’ampia piana tufacea in cui sorge Matera. La straordinaria bellezza e unicità dell’habitat rupestre si è svelato lentamente ai miei occhi: dirupi e grotte sulle cui pareti l’uomo ha lasciato le tracce della sua continua presenza – dalla preistoria fino ai nostri giorni. Volpi sul terreno e rapaci in aria mi hanno tenuto compagnia durante la mattinata.


A metà percorso ho persino incontrato il team di Slow Food Matera impegnato nella potatura degli ulivi. Il momento ideale per realizzare questa operazione è proprio tra marzo e aprile, ossia tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.
L’ingresso a Matera con la vista sulla zona dei Sassi ripaga di tutti gli sforzi fatti. Che cosa sono i “Sassi”? Con questo nome si identificano i due quartieri principali che compongono il centro storico della città, costruito proprio a partire dal tufo, un tipo di pietra caratteristico del luogo.
La struttura che mi ha ospitato questa notte è il B&B Fiorentini un’antica casa in tufo (naturalmente 😉), di recente ristrutturata nello stile delle case-grotte.
Infine, sono stato rifocillato dalla vulcanica Giovanna di Brunch Bar Ù ciddar che fa assaporare ai propri ospiti la cucina tipica di Matera, preparata cucinando con il solo uso del forno.
Dopo tanto camminare, osservare e – infine – mangiare, è poi giunta l’ora del riposo.

16 marzo
Riposato da una notte nel cuore dei Sassi di Matera mi godo l’ottima colazione servita dal B&B Fiorentini il cui nome deriva dalla presenza nel medioevo di botteghe di mercanti di tessuti fiorentini. Nicola, il proprietario, mi racconta la storia del fondo dalle legge De Gasperi ai giorni nostri.
Il padre di Nicola, dopo avermi mostrato con orgoglio il timbro con cui la famiglia riconosceva il proprio pane portato a cuocere nel forno comune, mi accompagna alla scoperta dei segreti della città raccontandomi preziosi aneddoti.
In tarda mattinata mi fermo a Gravina per incontrare il team di Everywhere TEW e lavorare nel loro coworking Vivaio Digitale.


Rientro a Bari in serata e trovo ospitalità nell’accogliente HaBari Hostel, ottima location per visitare – a piedi – il centro storico della città e raggiungere facilmente la stazione dei treni che mi porteranno verso il Salento.

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