Cammino del Negro

Cammino del Negro

Giovedì 24 marzo
Saluto il Salento camminando per una Lecce deserta alle 6 di mattina. E’ l’orario migliore per attraversare una città. In quel silenzio che presto viene squarciato dai rumori delle macchine, ormai padrone delle nostre strade. Ho deciso di attraversare lo stivale da est a ovest con 4 treni regionali. Per quanto malridotti e spesso in ritardo mi danno ancora il gusto del viaggio. I binari seguono ancora l’andamento del territorio, senza violentarlo con le linee rette e le gallerie dell’alta velocità. Si costeggiano lentamente i canyon scavati dai fiumi Platano e Melandro, si passa su ponti che ricordano quelli di Madison County. Si ammirano gole su cui planano i rapaci; si perde la vista su pascoli con pecore e cavalli che sembrano disegnati. Anche le vecchie gallerie hanno aperture, quasi si vergognassero a nascondere la vista. Da queste parti vetusti passaggi a livello bloccano persone, macchine e trattori per dare la precedenza al treno. Ma probabilmente a Palagiano, Chiatona, Ginosa, Metaponto, Pisticci, Grassano, Garaguso, Picerno, Baragiano, Ruoti, Bella, Muro c’è ancora spazio per l’attesa. Chi lavora in campagna segue i tempi naturali, che non possono essere accelerati. Poi si arriva a Eboli e inizia un altro mondo, una piana industrializzata e piena di capannoni. E capisco il titolo del libro “Cristo si è fermato a Eboli”.
Dalla stazione di Vallo della Lucania ho ancora una mezz’ora di macchina che mi porta nello splendido borgo di Pollica. Nel Castello dei Principi Capano ha sede Paideia Campus: centro studi, scuola e laboratorio mediterraneo sperimentale per la Rigenerazione Ecologica Integrale gestita da Future Food Institute.

Domani si aprirà la Pollica Digital Week, una 5 giorni di tavoli di lavoro e conferenze per sensibilizzare la comunità ai temi della transizione digitale e stimolare la creazione di competenze necessarie affinché questa sia sinergica con lo sviluppo delle aree marginali. Io sono stato coinvolto nella prima giornata degli Stati Generali del Turismo (accoglienza, benessere, buon cibo, made in Italy) per raccontare la mia esperienza come esempio di turismo sostenibile.

Venerdì 25 marzo
Pollica è un comune nel Parco Nazionale del Cilento famoso per i suoi centenari e per il film dedicato ad Angelo Vassallo, il sindaco pescatore ucciso nel 2010 per aver difeso il suo modello di crescita intelligente.
Ho avuto l’onore di essere invitato da Sara Roversi, presidente del Future Food Institute e organizzatrice dell’evento Pollica digital week.
Una 5 giorni in cui si parlerà di come l’innovazione e le tecnologie possono far rinascere questi luoghi – trascurati dai flussi turistici di massa – attraverso la possibilità, ad esempio, di ospitare lavoratori in smart working da tutto il mondo che vogliono vivere in luoghi con alta qualità della vita.
Qualità della vita che passa anche dall’alimentazione: Pollica è capitale della dieta mediterranea ed è stata scelta per il progetto di Future Food Institute: un campus che si propone di salvaguardare e valorizzare il patrimonio culturale e naturale attraverso l’impegno di una comunità dinamica e vitale di giovani impegnati nello sviluppo dell’innovazione in campo agroalimentare. A tal proposito segnalo una prelibatezza preparata ieri dai due cuochi di Paidea Campus: un gelato artigianale di fiordilatte con fragole e Buddha hand garum!

Domenica 27 marzo
Oggi ho percorso la prima tappa del Cammino del Negro che prende il nome dalla denominazione che ebbe il fiume Tanàgro nell’Alto medioevo. Si trova nel territorio del Parco del Cilento e Vallo di Diano e Alburni, l’area naturale protetta più grande del Mediterraneo e un tempo rifugio del monachesimo dell’Impero di Bisanzio. Il Cammino del Negro fa quindi parte dei Cammini Bizantini, progetto integrato di sviluppo locale dell’Associazione Culturale Gazània.

I dati di questo cammino (65,5 chilometri suddivisi in 6 tappe, con 1696 metri di dislivello in salita e 2159 in discesa) ci dicono che è adatto a tutti, quindi perfetto per i novizi dei cammini oppure per le famiglie con bambini. Dal punto di vista logistico si può arrivare con diverse linee di autobus da Salerno.

Il percorso si snoda tra il maestoso monte Cervati e la pianura del Vallo di Diano, da tempo dei Romani passaggio privilegiato tra nord e sud e tra i due mari italici.

Dopo aver passeggiato nel centro storico di Sanza e fatto una sosta al Cippo di Pisacane lungo la Statale 51, parto con Settimio e Maria dal santuario del Monte Carmelo, che dall’alto protegge il borgo di Buonabitacolo. Ci si può fermare e andare a visitare la Certosa di Padula, che insieme al Parco Nazionale Cilento e Vallo di Diano, i siti archeologici di Paestum e Velia fa parte del patrimonio Unesco. Si tratta della prima certosa sorta in Campania e la più grande a livello nazionale.

Fuori dal cammino, ma simboli di Sanza e del parco e per questo meritevoli di attenzione, ci sono l’affondatoio di Vallivona e il fiume Bussento.
A metà percorso l’incontro con Vincenzo Trotta e sua moglie. La purezza del loro saper vivere in equilibro con la montagna é un esempio di vita per chi come me vuole allontanarsi dalla frenesia della città.

Camminando sulle pendici collinari raggiungiamo il borgo di Sassano e successivamente Monte San Giacomo. Abbiamo fatto un dislivello in salita di 520 metri, dislivello in discesa di 547 metri e percorso i 14,5 chilomentri totali camminando per un 50% su sterrato, un 30% su sentiero e appena un 20% su asfalto.

A Monte San Giacomo mi fermo per smartworking e pernotto; prima mi gusto un piatto tipico lucano: crema di patate con peperoni cruschi.

Fuori dal cammino: consigliatissima una due giorni di trekking sul Monte Cervati (quando sono passato io in vetta c’era la neve) e nella Valle delle Orchidee.

Settimio e Maria sono l’anima dell’Associazione Culturale Gazània. Settimio, una laurea in Economia, rientrato da un’esperienza in Centro America, ha deciso di investire sul proprio territorio e dopo una meticolosa ricerca storica ha progettato percorsi di mobilità lenta. Maria, guida turistica, è un audio libro di storia e geografia che ti fa scoprire questo territorio con l’amore e la passione di chi ci è nato e vuole difendere le proprie culture dall’omologazione.
Appena usciti dal paese troviamo la signora Rosaria che utilizza un antico lavatoio: oggi lava i panni e la cicoria, da sola. Non viene spesso e non si può non immaginare lo stesso posto con 20 lavandaie che condividono questo spazio. Le lavatrici hanno portato la liberazione del tempo ma hanno fatto sparire la condivisione dello stesso. E’ vero progresso? Gli indicatori di felicità dicono di no.

La tappa non è impegnativa (9 chilometri di cui l’80% tra sterrato e sentiero, il 20% su asfalto) e presenta un dislivello minimo sia in salita (293 metri) che in discesa (332 metri): questo permette di arrivare a Teggiano in tempo per pranzo e godersi questo borgo.


Teggiano (anticamente Diano, che da nome al Vallo) è il punto finale della tappa. E’ costituito da un antico borgo medievale e dalle abitazioni e terreni posti sulle pendici del colle, patrimonio dell’umanità Unesco. La sua posizione di dominio sul Vallo ha reso questo paese un luogo appetibile sin dai tempi antichi: da qui si poteva infatti controllare i traffici e gli spostamenti che avvenivano da nord a sud. I romani hanno lasciato l’assetto urbanistico caratterizzato dalla divisione del territorio in base ai due assi: cardo e decumano. Il centro storico si caratterizza anche per la presenza di ben 13 chiese.
La scoperta dei borghi italiani va avanti e io continuo a stupirmi e ad arricchirmi di storie e incontri.

Merito anche della giornata primaverile, la terza tappa del cammino del Negro è memorabile e riassume tutti i motivi che mi portano a percorrere i cammini.
Dalla partenza dal centro storico del borgo medievale di Teggiano all’attraversamento di San Rufo, piccolo centro rurale immerso nella natura, fino all’arrivo San Pietro al Tanagro è tutto un susseguirsi di paesaggi, incontri, storia, suoni e sapori.
Pochi chilometri e il sentiero intercetta una strada secondaria. Perpendicolarmente al nostro percorso, ci passa davanti Assunta Cimino, 86 anni, trascinando con una corda come fosse un carretto, un po’ di frasche secche. Le servono per fare il fuoco nel camino, per il riscaldamento, poiché in casa non ha gas o altre fonti energetiche. Per buona pace di Putin.

In una casale ai margini del sentiero incontriamo Franca. Dirimpetto al forcone su cui è appoggiata un esercito di agnelli la scruta. Con mano decisa di chi ha sempre badato al sodo, sta raccogliendo il fieno per loro.


Ersilia e Giuseppe sono una coppia che vive a pochi metri e con Franca condividono tetto e terra. Giuseppe ha almeno una ruga per ogni decennio di lavoro nei campi. Taciturno, timido, buono: tra le specie in via di estinzione dovremmo mettere anche questi uomini di vecchio stampo. Ersilia ancora crede che l’ospite sia sacro e mi apparecchia il tavolo: una tovaglia semplice e linda, un pezzo di pane che taglia con un coltellaccio, una fuscella di ricotta appena fatta.


Dopo 11,5 chilometri, 511 metri di dislivello in salita e 506 metri in discesa arrivo a San Rufo. Anche in questa tappa ho camminato quasi eslusivamente su sterrato e sentiro. Un pò di asfalto solo per uscire dal borgo di partenza ed entrare in quello di arrivo.

Dal borgo di San Rufo scendiamo per la spettacolare Valle dei Mulini. Il campanile di San Pietro è ormai davanti a me.

30 – 31 marzo.
La quarta e quinta tappa da San Pietro al Tangaro a Polla e da Polla a Pertosa sono state percorse sotto una pioggia battente. Visto la brevità di entrambe ho approfittato per visitare la Certosa di Padula in compagnia della preparatissima guida turistica Maria Pagano. Si tratta della prima certosa sorta in Campania e la più grande a livello nazionale.
Polla è l’ultimo comune del Vallo di Diano. Il centro storico è arroccato in un lembo di terra che dai monti Alburni declina fino alle rive del fiume Tanagro.
Pertosa è un piccolo paese il cui nome deriva dal latino pertusus, bucato. Questo perché i primi abitanti vivevano in un complesso di cavità carsiche adiacenti che adesso sono diventate un importante attrazione turistica. Qui assaggio una fonduta al caciocavallo di grotta con carciofo bianco di Pertosa, piatto con combina due specialità locali!

Come un Caronte moderno, la guida della Fondazione MIdA fa salire l’esploratore sulla barca utilizzata per il tragitto sul fiume Negro. Le Grotte di Pertosa-Auletta sono l’unico caso in Italia dove è possibile navigare un fiume sotterraneo. Il barcone è a fondo piatto ed è tirato lentamente a mano dalla guida attraverso un sistema aereo di funi, l’acqua quindi risulta quasi ferma. Probabilmente non è l’inferno in cui si addentrò Dante, ma è l’esperienza che mi ha più ricordato quel passo di divina commedia.
Oggi ho sperimento un vero e proprio viaggio al centro della terra, cosi come nei giorni precedenti il cammino è stato un vero e proprio viaggio nel tempo in superficie.
Sotto terra e in terra ho avuto la conferma di quanto la lentezza generi le cose più belle. Lo stillicidio impiega mediamente dai 60 ai 100 anni per formare 1 cm cubo di roccia: nel ventre delle grotta una stalattite e una stalagmite si sono congiunte in un bacio atteso da 20mila anni! Il proteus impiega 80 anni per l’accoppiamento. E quanto la velocità e la fretta siano distruttive: la Montedison per produrre azoto dal guano in pochi anni ha distrutto una colonia di pipistrelli, un animale che mangiando 2000 zanzare a notte è il miglior insetticida naturale che esista.

Lascio il cammino del Negro con una sorpresa. Una selezione di formaggi casarecci donati dalla signora Ersilia, incontrata qualche giorno fa.

Non smetterò mai di essere riconoscente a Settimio e Maria, i due ragazzi dell’Associazione Gazania, ideatori di questo percorso, che mi hanno fatto scoprire e percorrere antichi sentieri e strade rurali, boschi selvaggi e prati coltivati, borghi rurali e paesini medievali in cui pastori, contadini e anziani raccontano questo magnifico territorio e le sue tradizioni.

Sabato 2 aprile
Grazie a Debora Iannicco e Carlo De Felice per darmi l’opportunità di sperimentare lo smart working da uno dei luoghi più affascinanti dell’Italia: la costiera amalfitana.
Il suono della risacca e il baluginare della superficie del mare arredano la mia postazione lavorativa sulla terrazza con vista sul mare di Vietri. Sono ospite nello storico Palazzo Suriano tra splendidi saloni affrescati e il suono del grammofono. La libreria è però il luogo che, come sempre, mi affascina di più. Nonostante ci siano centinaia di libri l’occhio cade su uno che è stato per me un testo illuminante: Il Cammino di Santiago di Paulo Coelho.

Domenica 3 aprile.
Il tempo è oro. Lo faccio scorrere senza fretta quando cammino e ho imparato a sfruttarlo al massimo quando lavoro. Non quantità ma qualità.
In questi giorni di pausa dei cammini – tra il blocco dei primi tre di marzo e i successivi tre di aprile – scelgo location adatte allo Smartworking.
Dopo Vietri sul mare mi fermo a Torre del Greco. Una bella passeggiata di mezz’ora mi porta all’ Hotel Marad, situato alle falde del Parco Nazionale del Vesuvio: è una soluzione perfetta.
Immerso nel verde, connessione Wi-Fi gratuita e veloce, terrazza silenziosa con vista Vesuvio e golfo.
In un progetto di otto mesi in cui ho rivisitato il mio work life balance, si può lavorare tutta la domenica in maniera proficua e con serenità.

Lunedì 4 aprile.
Ho fatto tappa al Centro Ricerche ENEA di Portici per conoscere questo grande ente di ricerca che sta lavorando all’energia green e che ha deciso di supportarmi con un patrocinio nel mio “cammino sostenibile”.
Qui ho incontrato Alessandra Scognamiglio (responsabile Task force ENEA Agrivoltaico sostenibile e chair della World Conference Photovoltaic Energy Conversion, la più importante conferenza internazionale sul fotovoltaico che si svolgerà a Milano dal 26 al 30 settembre 2022) e Paola Delli Veneri responsabile laboratorio dispositivi innovativi di Enea.
Spesso nei miei cammini al sud Italia ho incontrato campi di fotovoltaico molto estesi. L’agrivoltaico sostenibile consente invece non solo di produrre energia elettrica da fotovoltaico ma al tempo stesso di coltivare i terreni!
Alessandra Scognamiglio mi ha spiegato come questo settore abbia caratteristiche uniche in grado di combinare energia, nuove tecnologie, agricoltura e conservazione del paesaggio anche a tutela delle comunità locali e delle loro attività, con benefici in termini di sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Con Paola Delli Veneri ho invece visitato un laboratorio del gruppo di ricerca sulle celle solari a base di silicio che da qualche anno ha avviato sperimentazioni con celle miste a perovskite: il team ENEA ha ottenuto un’efficienza record da cella solare pari al 20,8% !
Sto pensando di mettere un pannello fotovoltaico portatile sullo zaino per ricaricare laptop e smartphone.

E’ stato un mese di marzo intenso! Se devo tirare un primo bilancio non può che essere super positivo! Non è facile stare fuori casa per tante settimane, a volte è faticoso, non solo per il camminare e lo zaino.
Però credo che il bello della vita sia sempre frutto di sacrifici. Questo progetto è figlio non solo di un tentativo di coniugare passione e lavoro, ma anche di un evento personale che mi ha messo di fronte a un bivio. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” diceva il mio compaesano Faber. Che poi non è lontano come concetto dal “La fine è il mio inizio” del grande maestro Tiziano Terzani. E quando un anno fa ho lasciato Palermo, mi sono trovato a dover ricostruire la vita dalle macerie di una relazione finita.
La vita – e non l’ho detto io ma lo condivido in pieno – è fatta per il 20 per cento da quello che ti succede ma per l’80 per cento dal modo in cui tu reagisci a quello che accade. Non è stato facile, non è facile ma ho cercato di prendere il meglio dalla libertà totale che mi è stata sparata addosso: freelance, single e senza figli ho rinunciato alla comfort zone per ributtarmi nella vita e nel mondo.

I primi tre cammini del progetto sono stati un susseguirsi di incontri, inviti, racconti di vita ed esperienze personali e professionali.
Con il cammino materano ho attraversato la Murgia per arrivare allo spettacolo dei Sassi di Matera; il cammino del Salento mi ha portato alla punta del tacco italiano con il vento in faccia e l’azzurro del mare e del cielo come sfondo nella magnifica Santa Maria di Leuca.
Il cammino del Negro mi ha fatto immergere nella storia di cui i cammini bizantini sono intrisi: i borghi del Vallo di Diano ne sono la testimonianza.
La visita al centro di ricerca dell’Enea di Portici mi ha dato speranza per un futuro di energia green.

Dopo qualche giorno di NOT walking e tanto smartworking tra le quattro mura di casa, tra poco ripartirò per un secondo trittico di cammini nel centro Italia: Lazio, Abruzzo e Molise mi aspettano!

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